Analisi storica del prezzo del petrolio in dollari ed euro al cambio storico

Un’analisi storica del prezzo del petrolio può fornire molti spunti agli investitori per comprendere le dinamiche profonde e allo stesso tempo generali che muovono le quotazioni dell’oro nero. L’idea di base è che il petrolio, al pari di molti altri asset necessari allo svolgimento delle attività produttive, siano correlate agli eventi esterni al mercato, che possano subire una influenza ulteriore rispetto al rapporto compratori-venditori.

In questo articolo offriamo un’analisi generale, moderatamente dettagliata visto il poco spazio a disposizione, prendendo come riferimento gli ultimi venti anni. Elencheremo i momenti topici del mercato del petrolio, i minimi e i massimi. Metteremo in relazione l’andamento dei prezzi agli eventi che, nel bene e nel male, hanno caratterizzato la vita pubblica ed economica a livello internazionale.

Perché un’analisi storica del petrolio

Prima di iniziare con l’analisi storica del prezzo del petrolio, è bene fare una precisazione circa la necessità di procedere in tal senso. E davvero utile un’analisi storica del prezzo del petrolio?

A nostro parere sì. I motivi sono essenzialmente due.

In primis, il prezzo del petrolio si forma anche e soprattutto a partire da ciò che accade esternamente al mercato. Ciò vale un po’ per tutti gli asset (per alcuni meno che per altri) ma soprattutto per quelli che fungono da materia prima, che in qualche modo sono funzionali allo svolgimento delle attività economiche.

Senza contare la relazione tra petrolio e geopolitica, che è fondamentale per quanto casuale. Molti giacimenti petroliferi, dalla cui efficienza dipende l’offerta di oro nero sul mercato, si trovano in zone interessate da eventi geopolitici con risonanza internazionale, e che spesso registrano situazioni di instabilità o conflitto, sia esterno che interno (basti pensare al Medio Oriente).

Il secondo motivo riguarda l’analisa storica dei prezzi in generale. Essa è utile sempre e comunque perchè reca in germe una possibilità, ovvero quella di astrarre regole e dinamiche dal susseguirsi dei prezzi nel corso del tempo. Non è sempre facile intuire un canovaccio, e mettere in relazione eventi diversi, ma è un’impresa alla portata di chiunque abbia una mentalità speculativa.

Le evidenze riscontrate, poi, possono essere impiegate in fase strategica e operativa, specie nell’ambiuto degli investimenti nel lungo periodo. Insomma, l’analisi del passato produce potenzialmente risorse per operare nel presente.

Ovviamente, un’analisi meramente quantitativa è semplice da realizzare. Una interpretazione realistica, però, è molto più complessa. Anche perchè i fattori in gioco sono numerosi, ed è impensabile riuscire a prenderli tutti in considerazione, a meno di non impegnarsi in uno studio profondo, di carattere accademico. La questione, dunque, ruota attorno al concetto di margine di errore. Lo scopo di chi intende analizzare storicamente i prezzi di un asset e trarne evidenze utili per l’attività quotidiana, è quello di astrarre regole e dinamiche con il più ristretto margine di errore possibile.

Analisi storica del prezzo del petrolio… Per iniziare

Il primo passo per effettuare un’analisi degna di questo nome è scegliere il periodo di riferimento. L’ideale sarebbe studiare un periodo di tempo estremamente ampio. Il rischio, però, è di perdere di vista i dettagli, e di ritrovarsi con poche evidenze utili. Infatti, più si allarga l’orizzonte, minore è il numero di dinamiche che possono essere estratte, in quanto emergeranno solo quelle capaci di impattare su fasi storiche estremamente eterogenee.

Nel caso del petrolio, poi, occorre prendere in considerazione la variabile euro. Da inizio secolo il dollaro non è più solo, non è più per definizione la valuta destinata a risultare la più scambiata e la più importante. Di fatti, analizzare il prezzo del petrolio solo ed esclusivamente in dollari potrebbe risultare riduttivo, sarebbe come guardare solo una parte del quadro.

Ora, l’euro è entrato in vigore nel 1999 a livello telematico, mentre è entrato a far parte dell’economia reale solo a partire dal 2001. Da qui, l’utiliità di considerare esattamente questo range temporale, ovvero gli anni dal 2001 al 2020 (compreso).

Un altro aspetto da prendere in considerazione riguarda l’oggetto dell’analisi. Il concetto di petrolio è infatti riduttivo. Esso reca con sé una domanda, che emerge limpida prima ancora di procedere con l’analisi… Quale petrolio? Ce ne sono di tanti tipi e provenienze.

Le tipologie più considerate, ed utilizzate come benchmark, sono il WTI e il Brent. Il primo è estratto negli Stati Uniti, principalmente in Texas, in Lousiana, in Nord Dakota. E’ un petriolio di elevata qualità, che si converte in grandi dosi di benzina e carburante.

Il Brent è il greggio estratto nel mare del Nord, tra la Penisola Scandinava è le Isole Britanniche. La sua qualità è leggermente inferiore a quella del WTI, ma costa di più. Il motivo è semplice: le piattaforme si trovano nel mezzo di una rotta commerciale, nello specifico marina, dunque impone sfide logistiche meno intense. Dunque, è più richiesto, soprattutto dalle economie emergenti.

E’ vero, il Brent costa più del WTI. Tuttavia, la distanza in termini di prezzo non è costante, anzi cambia in continuazione. In certi periodi storici è stata più sottile che in altri.

Detto ciò, cosa si può dire del WTI e del Brent in merito al periodo 2001-2020? Proviamo a rispondere facendo riferimento a due risorse:

  • Le chart di macrotrends, che sono le più esplicative e chiare.

  • I tassi di cambio storico tra euro e dollaro, così come riportati da cambioeuro.it. Per inciso, il tasso di cambio storico è il tasso di cambio che mediamente è stato registrato nel periodo di riferimento. Dire “il tasso di cambio storico tra euro e dollaro nel mese di febbraio 2001 è 0.94 significa che l’EUR mediamente in quel mese è stato scambiato a 0.94 USD.

Il petrolio dal 2002 al 2020

Se lo scopo è fare un’analisi storica del prezzo del petrolio, e trarre alcune indicazioni per il presente, è bene rilevare:

  • Il trend generale, così come appare nella curva

  • I minimi e i massimi del periodo di riferimento

  • Le variazioni più ampie da un anno all’altro

  • Le corrispondenze con le classi di market mover più importanti per il petrolio: le performance dell’economia reale e gli eventi geopolitici avversi

Procediamo con ordine…

Qual è il massimo che il WTI e il Brent hanno fatto registrare dal 2001 al 2020? Ebbene, il massimo del WTI è stato registrato nel 2008 e corrisponde a 145 dollari al barile. Aggiustato al tasso di cambio storico, 94 euro.

Per quanto riguarda il Brent il massimo è stato registrato nel 2008 e corrisponde a 144 dollari. Aggiustato al tasso di cambio storico, 93 euro.

Passiamo ai minimi, che sono stati rilevati in entrambi i casi nel 2020, anno nero per l’economia mondiale (e non solo per l’economia), e per il petrolio. Il WTI ha fatto segnare un minimo di 11,26 dollari, che aggiustati al tasso di cambio storico equivalgono a 10,44 euro. Per quanto riguarda il Brent, il minimo corrisponde a 9,12 dollari, pari a 8,44 euro al tasso di cambio storico.

Interessante è guardare anche le variazioni. Nel 2009, il WTI ha fatto segnare una variazione tra la media del prezzo del 2008 e la media del prezzo del 2009 pari al 78%. La variazione più negativa, invece, è stata registrata tra il 2007 e il 2008, ed è pari al -53,42%.

Per quanto riguarda il Brent, il discorso è simile. La variazione massima è stata registrata tra il 2008 e il 2009, ed è pari al 117,50%. La variazione minima è stata registrata tra il 2007 e il 2008, ed è pari al -61,76%.

Se guardiamo invece al trend generale, comprendiamo come il WTI e il Brent si siano mossi di pari passo. Il secolo si è aperto con la fine di un trend discendente e l’inizio di una fase rialzista, che è durata fino al 2008.

Dopodiché si è assistito a un crollo profondo, dal quale le due tipologie di petrolio ne sono uscite lentamente e a fatica. Un nuovo massimo decennale è stato raggiunto nel 2011, che poi è sfociato in una fase laterale. A ciò è seguito prima un trend discendente molto pesante, concluso nel 2016 e risoltosi in una fase ascendente, che è terminata con lo scoppio dell’epidemia da Covid-19.

Le corrispondenze con le performance dell’economia reale

Come abbiamo già accennato, tra i market mover più importanti del petrolio, o per meglio dire “classi di market mover” figurano le performance dell’economia reale. Il collegamento è intuitivo. Il petrolio è soprattutto una materia prima, e dopo un asset di investimento. D’altronde, è necessario alle attività produttive, per i trasporti, per la logisticha etc. Dunque, quando l’economia vive un momento di recessione, la richiesta di petrolio diminuisce e l’offerta supera la domanda. Di conseguenza, il prezzo scende. Discorso inverso, ovviamente, nel caso in cui l’economia fosse in espansione.

In linea di logica, quindi, il prezzo del petrolio dovrebbe seguire i trend macroeconomici. In questi venti anni è accaduto proprio questo? Ebbene, in linea di massima sì, sebbene in gioco ci siano tanti altri fattori.

Infatti, un primo grande crollo si è avuto dopo nella seconda parte del 2008, quando la crisi dei mutui sub-prime si è tramutata in una forte recessione economica. Una piccola discesa è stata registrata nel 2010, quando l’Europa viveva la crisi dei debiti sovrani. Infine, un altro crollo, questa volta più deciso, si è avuto nel 2014, durante la seconda ondata della crisi economica. Il legame rispetto a quanto accaduto nel 2020, con chiusure forzate e interruzioni brusche dell’attività produttiva, è ancora più intuitivo.

Le corrispondenze con i grandi eventi geopolitici

Per quanto concerne i grandi eventi geopolitici, vanno analizzati tutti quelli che, in un modo o nell’altro, incidono sull’offerta di petrolio. Il riferimento è alle sanzioni verso paesi ritenuti un pericolo per la pace mondiale e, più ancora, all’esplosione di confitti nelle zone di estrazione. Una eventualità, questa, che ha interessato soprattutto il Medio Oriente e il Nord Africa.

Il collegamento più cristallino è quello con le primavere arabe e, soprattutto, con il clima di tensione, caos e instabilità che si è creato in alcuni paesi del Nord Africa a seguito delle stesse. Non è un caso che proprio nel lasso di tempo in cui le maggiori tensioni sono esplose, il petrolio ha fatto segnare una certa svalutazione.

Cosa può insegnare l’analisi storica del prezzo del petrolio

Cosa possiamo trarre da questa breve analisi storica del prezzo del perolio?

Ebbene, possiamo dedurre che, in linea di massima, i market mover “funzionano”, ovvero che il collegamento tra prezzo del petrolio ed economia reale ed eventi geopolitici è confermato.

Tuttavia, si evince anche come tale collegamento non segua regole temporali precise, né suggerisca una qualche proporzionalità. Certo, a primo acchito a una grande crisi economica corrisponde un crollo profondo del petrolio, tuttavia, la seconda ondata della crisi non è stata molto più leggera della prima, eppure l’oro nero si è svalutato più lentamente.

Per quanto concerne la questione della tempistica, occorre introdurre l’elemento sorpresa. Se un dato o un evento emerge senza preavviso, la reazione è più breve ma più tarda. Se lo stesso dato o lo stesso evento è in qualche modo previsto o comunque si sviluppa in un arco di tempo più lungo, la reazione è anticipata ma più “dolce”. Il motivo di ciò risiede nella volontà degli investitori di scontare anzitempo gli effetti dell’evento stesso. In questo caso, poi, mancano l’effetto “panico” e l’effetto “euforia”, dunque i minimi e i massimi non sono mai così profondi.

Un esempio di ciò è avvenuto nel 2020. La pandemia ha sorpreso tutti, e infatti il tonfo è stato drammatico, rapido e… Tardo. Gli investitori non hanno fatto in tempo a prepararsi, non la maggior parte di loro almeno.